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lunedì 27 giugno 2016

" CUANDO EL DEMONIO " Ju 13,2-3


5 commenti:

  1. S. FAUSTI – Non è “la” cena, quella della Pasqua ebraica, ma “una” cena, anticipo di ogni cena della comunità che si riunisce per mangiare la Pasqua del Signore, offerto sulla croce per la salvezza del mondo. “Quando il diavolo già aveva messo nel cuore” : l'evangelista sottolinea che è lui, con il suo inganno, il primo responsabile del male , per sua invidia entrò la morte nel mondo.
    Egli è il capo di questo mondo , che Gesù è venuto a espellere per salvare l'uomo.
    Giuda è vittima del diavolo, che gli fece balenare l'opportunità di consegnare Gesù. E' il figlio della perdizione, il figlio perduto : in lui si compie la Scrittura , che parla di Dio in cerca dell'uomo perduto.Nel traditore si oggettiva l'amore estremo che Dio ha per tutti.
    Giuda è attore, non autore del male. Giuda, come Adamo e ogni uomo, ha prestato orecchio alla parola del nemico invece che a quella del Padre.
    Quanto Gesù sta per compiere nasce dalla sua coscienza di Figlio : Egli sa che “il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa” (3,35).Con questa consapevolezza affronta la Passione.
    Gesù sa di essere il Figlio venuto in questo mondo per portare agli uomini perduti l'amore incredibile del Padre, che li ama come ama Lui, ancor prima della fondazione del mondo.
    Non si vergogna di farsi loro fratello , per tornare con loro al Padre dicendogli . “Eccoci, io e i figli che mi hai dato”. “Uscì” indica l'incarnazione , “se ne va” indica il cammino di tutta la sua vita, che ora si compie nel dono totale di sé.

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  2. Antifona
    6. Ant. d'ingresso
    (Cf. Gal 6,14)
    Non ci sia per noi altro vanto
    che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo.
    Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione;
    per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.

    7. Si dice il Gloria. Mentre si canta l’inno, si suonano le campane che, una volta terminato, non si suoneranno più fino al Gloria della Veglia Pasquale, a meno che il vescovo diocesano, secondo l’opportunità, non stabilisca diversamente. Inoltre, durante questo stesso tempo, l’organo o altri strumenti musicali possono essere utilizzati soltanto per sostenere il canto.


    Colletta
    O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena
    nella quale il tuo unico Figlio,
    prima di consegnarsi alla morte,
    affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio,
    convito nuziale del suo amore,
    fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero
    attingiamo pienezza di carità e di vita.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Prescrizioni per la cena pasquale.
    Dal libro dell'Èsodo
    Es 12,1-8.11-14

    In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d'Egitto:
    «Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. Parlate a tutta la comunità d'Israele e dite: "Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
    Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
    In quella notte io passerò per la terra d'Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d'Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell'Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d'Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne"».

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 115 (116)

    R. Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

    Che cosa renderò al Signore,
    per tutti i benefici che mi ha fatto?
    Alzerò il calice della salvezza
    e invocherò il nome del Signore. R.

    Agli occhi del Signore è preziosa
    la morte dei suoi fedeli.
    Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
    tu hai spezzato le mie catene. R.

    A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
    e invocherò il nome del Signore.
    Adempirò i miei voti al Signore
    davanti a tutto il suo popolo. R.

    Seconda Lettura
    Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.
    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
    1Cor 11,23-26

    Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
    Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
    Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

    Parola di Dio.


    Parola del Signore.

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    Risposte

    1. Acclamazione al Vangelo
      Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

      Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
      come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. (Cf. Gv 13,34)

      Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

      Vangelo
      Li amò sino alla fine.
      Dal Vangelo secondo Giovanni
      Gv 13,1-15

      Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
      Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.
      Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
      Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

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    2. Le Parole dei Papi
      Ascoltiamo ancora il Signore Gesù: i grandi del mondo si costruiscono imperi con il potere e il denaro (cfr Mt 20,25; Mc 10,42), «Voi però non fate così» (Lc 22,26). Dio non fa così: il Maestro non ha troni, ma si cinge un asciugamano e s’inginocchia ai piedi di ciascuno. Il suo impero è quel poco di spazio che basta per lavare i piedi dei suoi amici e prendersi cura di loro. È anche l’invito ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco. Con lo sguardo di chi fa naufragio, del povero Lazzaro, gettato alla porta del ricco epulone. Altrimenti non cambierà mai niente, e non sorgerà un tempo nuovo, un regno di giustizia e di pace. Così fa anche la Vergine Maria nel cantico del Magnificat, quando posa lo sguardo sui punti di frattura dell’umanità, là dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati. E sceglie i piccoli, sta dalla parte degli ultimi della storia, per insegnarci a immaginare, a sognare insieme a lei cieli nuovi e terra nuova. (Leone XIV – Veglia per la pace, 11 ottobre 2025)

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    3. Questo è il testamento del Signore. Si dà da mangiare e bere, e ci dice: amatevi così. Lava i piedi, e ci dice: servitevi così, ma state attenti, un servo mai è più grande di quello che lo invia, del padrone. Sono parole e gesti contundenti: è il fondamento della Chiesa. Se noi andiamo avanti con queste tre cose, non sbaglieremo mai. ( Francesco Santa Marta 26 aprile 2018)
      La realtà che oggi viviamo, in questa celebrazione: il Signore che vuole rimanere con noi nell’Eucaristia. E noi diventiamo sempre tabernacoli del Signore, portiamo il Signore con noi; al punto che Lui stesso ci dice che, se non mangiamo il suo corpo e non beviamo il suo sangue, non entreremo nel Regno dei Cieli. (…) Ma il Signore, in quello scambio di parole che ha avuto con Pietro, gli fa capire che per entrare nel Regno dei Cieli dobbiamo lasciare che il Signore ci serva, che il Servo di Dio sia servo di noi. E questo è difficile da capire. Se io non lascio che il Signore sia il mio servitore, che il Signore mi lavi, mi faccia crescere, mi perdoni, non entrerò nel Regno dei Cieli. ( Francesco Omelia Santa Messa in Coena Domini 9 aprile 2020)

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