S. FAUSTI “Rimanete in me” : è un imperativo : il Signore ci supplica di essere tralci uniti alla vite. Dimoriamo in Lui dimorando nel Suo Amore per noi , sorgente del nostro amore reciproco. Amare Gesù e fare la Sua Volontà è un atto di libertà nostra, che nessuno, neppure Dio, può fare al nostro posto. Noi siamo sempre in Lui perchè ci ama. Ma noi possiamo non amarci , impedendo che Lui sia in noi. Lui ci ama, comunque ; tutto dipende dalla nostra risposta. L'espressione richiama il discorso eucaristico di Cafarnao : ”Chi mastica la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in Lui”. (6,56). Il Suo amore per noi è la fonte del nostro dimorare in Lui : possiamo amarlo perchè Lui per primo ci ha amati. Si afferma ripetutamente , in negativo e in positivo, la necessità dell'unione con Lui : separati da Lui non si porta frutto, uniti a Lui si produce molto frutto. L'unione con Lui, non solo affettiva ma anche effettiva, è la possibilità stessa di una vita feconda. Corrisponde all'entusiastico “essere in Cristo” di Paolo, ritornello di tutte le sue lettere. La nostra azione scaturusce da ciò che siamo : uniti al Figlio siamo figli e possiamo portare frutti di amore fraterno. Soprattutto nell'azione apostolica , la nostra unione con il Signore è determinante. Se non Lo si conosce , si sbaglia nel fare il bene, se non Lo si ama, manca la forza di farlo. Qui Giovanni sta parlando della nostra “Vita nello Spirito”, indispensabile per glorificare e testimoniare al mondo l'Amore del Padre e del Figlio. L'unione con Gesù non è solo abbandono estatico, ma vita concreta, che porta i suoi stessi frutti. Mistica d'amore e mistica di servizio sono inseparabili. L'efficacia del servizio nasce dalla forza stessa dell'unione con Gesù.
In quei giorni, alcuni, venuti [ad Antiòchia] dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati». Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia e la Samarìa, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro. Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè». Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 121 (122)
R. Andremo con gioia alla casa del Signore. Oppure: R. Alleluia, alleluia, alleluia.
Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! R.
Gerusalemme è costruita come città unita e compatta. È là che salgono le tribù, le tribù del Signore. R.
Là sono posti i troni del giudizio, i troni della casa di Davide. Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano. R.
Vangelo del Giorno Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Le Parole dei Papi Oggi il Vangelo ci propone il momento in cui Gesù si presenta come la vera vite e ci invita a rimanere uniti a Lui per portare molto frutto (cfr Gv 15,1-8). La vite è una pianta che forma un tutt’uno con i tralci; e i tralci sono fecondi unicamente in quanto uniti alla vite. Questa relazione è il segreto della vita cristiana e l’evangelista Giovanni la esprime col verbo “rimanere”, che nel brano odierno è ripetuto sette volte. “Rimanere in me”, dice il Signore; rimanere nel Signore. Si tratta di rimanere con il Signore per trovare il coraggio di uscire da noi stessi, dalle nostre comodità, dai nostri spazi ristretti e protetti, per inoltrarci nel mare aperto delle necessità degli altri e dare ampio respiro alla nostra testimonianza cristiana nel mondo. Questo coraggio di uscire da sé e inoltrarci nelle necessità degli altri nasce dalla fede nel Signore Risorto e dalla certezza che il suo Spirito accompagna la nostra storia. Uno dei frutti più maturi che scaturisce dalla comunione con Cristo è, infatti, l’impegno di carità verso il prossimo, amando i fratelli con abnegazione di sé, fino alle ultime conseguenze, come Gesù ci ha amato. (Francesco - Regina Caeli, 29 aprile 2018)
Gesù insiste sul verbo “rimanere”. Lo ripete ben sette volte nel brano evangelico odierno. Prima di lasciare questo mondo e andare al Padre, Gesù vuole rassicurare i suoi discepoli che possono continuare ad essere uniti a Lui. Dice: «Rimanete in me e io in voi». Questo rimanere non è un rimanere passivo, un “addormentarsi” nel Signore, lasciandosi cullare dalla vita. No, non è questo. Il rimanere in Lui, il rimanere in Gesù che Lui ci propone è un rimanere attivo, e anche reciproco. Perché? Perché i tralci senza la vite non possono fare nulla, hanno bisogno della linfa per crescere e per dare frutto; ma anche la vite ha bisogno dei tralci, perché i frutti non spuntano sul tronco dell’albero. È un bisogno reciproco, è un rimanere reciproco per dare frutto. Noi rimaniamo in Gesù e Gesù rimane in noi. Prima di tutto noi abbiamo bisogno di Lui. Il Signore ci vuole dire che prima dell’osservanza dei suoi comandamenti, prima delle beatitudini, prima delle opere di misericordia, è necessario essere uniti a Lui, rimanere in Lui. Non possiamo essere buoni cristiani se non rimaniamo in Gesù. E invece con Lui possiamo tutto Con Lui possiamo tutto. ( Francesco Regina Caeli, 2 maggio 2021)
BENEDETTO XVI – Gesù di Nazaret – la purificazione mira al frutto, ci dice il Signore. Qual è il frutto che egli attende? Guardiamo innanzitutto il frutto che Egli stesso ha portato col Suo morire e col Suo risorgere. Ricordiamoci che la parabola della vite sta nel contesto dell'Ultima Cena di Gesù. Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù aveva parlato del vero Pane del cielo che Egli avrebbe donato, dando così una profonda interpretazione anticipata del Pane Eucaristico. E' difficile immaginare che , nel discorso della Vite, Egli non alluda tacitamente al Nuovo Vino, cui aveva già fatto riferimento a Cana e di cuio ra ci fa dono – il Vino derivato dalla Sua Passione, dal Suo Amore “sino alla fine” (Gv 13,1). Da questo punto di vista, la parabola della Vite ha senz'atro uno sfondo Eucaristico. Rimanda al frutto portato da Gesù : il Suo Amore che si dona sulla Croce , che è il Nuovo Vino pregiato destinato al banchetto nuziale di Dio con gli uomini. L'Eucaristia diviene così comprensibile in tutta la sua profondità e grandezza. Ci rimanda al frutto che noi, in quanto tralci, possiamo e dobbiamo portare con Cristo e in virtù di Cristo : il frutto che il Signore si aspetta da noi è l'amore – che , con Lui, accetta il mistero della croce e diventa partecipe alla Sua autodonazione – e così la vera giustizia che prepara il mondo in vista del regno di Dio. Il frutto e l'amore vanno insieme . Il vero frutto è l'amore che ha attraversato la croce e le purificazioni di Dio. Di tutto ciò fa parte il “rimanere”.
S. FAUSTI “Rimanete in me” : è un imperativo : il Signore ci supplica di essere tralci uniti alla vite. Dimoriamo in Lui dimorando nel Suo Amore per noi , sorgente del nostro amore reciproco.
RispondiEliminaAmare Gesù e fare la Sua Volontà è un atto di libertà nostra, che nessuno, neppure Dio, può fare al nostro posto.
Noi siamo sempre in Lui perchè ci ama.
Ma noi possiamo non amarci , impedendo che Lui sia in noi. Lui ci ama, comunque ; tutto dipende dalla nostra risposta. L'espressione richiama il discorso eucaristico di Cafarnao :
”Chi mastica la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in Lui”.
(6,56). Il Suo amore per noi è la fonte del nostro dimorare in Lui : possiamo amarlo perchè Lui per primo ci ha amati.
Si afferma ripetutamente , in negativo e in positivo, la necessità dell'unione con Lui : separati da Lui non si porta frutto, uniti a Lui si produce molto frutto.
L'unione con Lui, non solo affettiva ma anche effettiva, è la possibilità stessa di una vita feconda.
Corrisponde all'entusiastico “essere in Cristo” di Paolo, ritornello di tutte le sue lettere.
La nostra azione scaturusce da ciò che siamo : uniti al Figlio siamo figli e possiamo portare frutti di amore fraterno.
Soprattutto nell'azione apostolica , la nostra unione con il Signore è determinante.
Se non Lo si conosce , si sbaglia nel fare il bene, se non Lo si ama, manca la forza di farlo.
Qui Giovanni sta parlando della nostra “Vita nello Spirito”,
indispensabile per glorificare e testimoniare al mondo l'Amore del Padre e del Figlio.
L'unione con Gesù non è solo abbandono estatico, ma vita concreta, che porta i suoi stessi frutti.
Mistica d'amore e mistica di servizio sono inseparabili.
L'efficacia del servizio nasce dalla forza stessa dell'unione con Gesù.
Prima Lettura
EliminaDagli Atti degli Apostoli
At 15,1-6
In quei giorni, alcuni, venuti [ad Antiòchia] dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati».
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia e la Samarìa, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.
Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro. Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè».
Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 121 (122)
R. Andremo con gioia alla casa del Signore.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore. R.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Le Parole dei Papi
Oggi il Vangelo ci propone il momento in cui Gesù si presenta come la vera vite e ci invita a rimanere uniti a Lui per portare molto frutto (cfr Gv 15,1-8). La vite è una pianta che forma un tutt’uno con i tralci; e i tralci sono fecondi unicamente in quanto uniti alla vite. Questa relazione è il segreto della vita cristiana e l’evangelista Giovanni la esprime col verbo “rimanere”, che nel brano odierno è ripetuto sette volte. “Rimanere in me”, dice il Signore; rimanere nel Signore. Si tratta di rimanere con il Signore per trovare il coraggio di uscire da noi stessi, dalle nostre comodità, dai nostri spazi ristretti e protetti, per inoltrarci nel mare aperto delle necessità degli altri e dare ampio respiro alla nostra testimonianza cristiana nel mondo. Questo coraggio di uscire da sé e inoltrarci nelle necessità degli altri nasce dalla fede nel Signore Risorto e dalla certezza che il suo Spirito accompagna la nostra storia. Uno dei frutti più maturi che scaturisce dalla comunione con Cristo è, infatti, l’impegno di carità verso il prossimo, amando i fratelli con abnegazione di sé, fino alle ultime conseguenze, come Gesù ci ha amato. (Francesco - Regina Caeli, 29 aprile 2018)
Gesù insiste sul verbo “rimanere”. Lo ripete ben sette volte nel brano evangelico odierno. Prima di lasciare questo mondo e andare al Padre, Gesù vuole rassicurare i suoi discepoli che possono continuare ad essere uniti a Lui. Dice: «Rimanete in me e io in voi». Questo rimanere non è un rimanere passivo, un “addormentarsi” nel Signore, lasciandosi cullare dalla vita. No, non è questo. Il rimanere in Lui, il rimanere in Gesù che Lui ci propone è un rimanere attivo, e anche reciproco. Perché? Perché i tralci senza la vite non possono fare nulla, hanno bisogno della linfa per crescere e per dare frutto; ma anche la vite ha bisogno dei tralci, perché i frutti non spuntano sul tronco dell’albero. È un bisogno reciproco, è un rimanere reciproco per dare frutto. Noi rimaniamo in Gesù e Gesù rimane in noi. Prima di tutto noi abbiamo bisogno di Lui. Il Signore ci vuole dire che prima dell’osservanza dei suoi comandamenti, prima delle beatitudini, prima delle opere di misericordia, è necessario essere uniti a Lui, rimanere in Lui. Non possiamo essere buoni cristiani se non rimaniamo in Gesù. E invece con Lui possiamo tutto Con Lui possiamo tutto.
Elimina( Francesco Regina Caeli, 2 maggio 2021)
BENEDETTO XVI – Gesù di Nazaret – la purificazione mira al frutto, ci dice il Signore. Qual è il frutto che egli attende? Guardiamo innanzitutto il frutto che Egli stesso ha portato col Suo morire e col Suo risorgere.
RispondiEliminaRicordiamoci che la parabola della vite sta nel contesto dell'Ultima Cena di Gesù.
Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù aveva parlato del vero Pane del cielo che Egli avrebbe donato, dando così una profonda interpretazione anticipata del Pane Eucaristico.
E' difficile immaginare che , nel discorso della Vite, Egli non alluda tacitamente al Nuovo Vino, cui aveva già fatto riferimento a Cana e di cuio ra ci fa dono – il Vino derivato dalla Sua Passione, dal Suo Amore “sino alla fine” (Gv 13,1).
Da questo punto di vista, la parabola della Vite ha senz'atro uno sfondo Eucaristico.
Rimanda al frutto portato da Gesù : il Suo Amore che si dona sulla Croce , che è il Nuovo Vino pregiato destinato al banchetto nuziale di Dio con gli uomini.
L'Eucaristia diviene così comprensibile in tutta la sua profondità e grandezza.
Ci rimanda al frutto che noi, in quanto tralci, possiamo e dobbiamo portare con Cristo e in virtù di Cristo : il frutto che il Signore si aspetta da noi è l'amore – che , con Lui, accetta il mistero della croce e diventa partecipe alla Sua autodonazione – e così la vera giustizia che prepara il mondo in vista del regno di Dio. Il frutto e l'amore vanno insieme .
Il vero frutto è l'amore che ha attraversato la croce e le purificazioni di Dio.
Di tutto ciò fa parte il “rimanere”.
https://salmiognigiorno.blogspot.com/2025/12/salmo-122-saluto-gerusalemme.html
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