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mercoledì 19 ottobre 2016

"EN MI NOMBRE" Ju 16,23-24

4 commenti:

  1. S. FAUSTI – Chiedere indica la preghiera di richiesta. In quel giorno, uniti a Gesù, otterremo dal Padre tutto ciò che chiediamo. Otteniamo infatti Lui stesso come nostro Padre.
    Colui che tanto ci ha amato da darci il Suo Figlio Unigenito (3,16) , “come non ci donerà ogni cosa insieme con Lui?” (Rom 8, 32).
    “Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete” Tra poco Gesù ci darà il Suo Spirito : uniti a Lui, nel Suo Nome, otterremo tutto.
    La nostra preghiera è pienamente esaudita, oltre ogni speranza.
    Siamo infatti figli nel Figlio, nelle cui mani il Padre ha posto ogni cosa, perchè è una sola cosa con Lui (10,30). Gesù non è solo il Mediatore tra noi e il Padre . Ci dà il Suo stesso rapporto con Lui, per cui siamo chiamati e siamo realmente figli.
    Il dono certo che la nostra richiesta ottiene dal Padre è lo Spirito che ci rende figli. (Gal 4,6).
    Donandoci il Suo Amore compiuto, il Suo stesso Spirito, Gesù ci dona la gioia piena del Figlio, che ama com'è amato dal Padre.

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    1. Antifona
      Voi, popolo che Dio si è acquistato,
      proclamate le sue opere meravigliose:
      dalle tenebre vi ha chiamati alla sua ammirabile luce. Alleluia. (Cf. 1Pt 2,9)

      Colletta
      O Signore, disponi sempre al bene i nostri cuori,
      perché, nel continuo desiderio di elevarci a te,
      possiamo vivere pienamente il mistero pasquale.
      Per il nostro Signore Gesù Cristo.

      Dove la solennità dell’Ascensione è celebrata il giovedì, si dice la colletta seguente:

      O Padre, il tuo Figlio unigenito, prima di salire al cielo,
      ha promesso ai suoi apostoli lo Spirito Santo:
      tu, che hai dato loro la multiforme ricchezza della Sapienza eterna,
      concedi anche a noi di ricevere i doni del tuo Spirito.
      Per il nostro Signore Gesù Cristo.

      Prima Lettura
      Apollo dimostrava attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.
      Dagli Atti degli Apostoli
      At 18,23-28

      Trascorso ad Antiòchia un po' di tempo, Paolo partì: percorreva di seguito la regione della Galàzia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli.
      Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni.
      Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio.
      Poiché egli desiderava passare in Acàia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

      Parola di Dio.

      Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo;
      ora lascio il mondo e vado al Padre. (Cf. Gv 16,28)

      Alleluia.

      Salmo Responsoriale
      Dal Sal 46 (47)

      R. Dio è re di tutta la terra.
      Oppure:
      R. Alleluia, alleluia, alleluia.

      Popoli tutti, battete le mani!
      Acclamate Dio con grida di gioia,
      perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
      grande re su tutta la terra. R.

      Perché Dio è re di tutta la terra,
      cantate inni con arte.
      Dio regna sulle genti,
      Dio siede sul suo trono santo. R.

      I capi dei popoli si sono raccolti
      come popolo del Dio di Abramo.
      Sì, a Dio appartengono i poteri della terra:
      egli è eccelso. R.

      Vangelo
      Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.
      Dal Vangelo secondo Giovanni
      Gv 16,23b-28

      In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
      «In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
      Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
      Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

      Parola del Signore.

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  2. Parole dei Papi
    Noi crediamo che Gesù ha vinto definitivamente Satana e ci ha sottratti così alla paura nei suoi confronti. (…) Se in Gesù è avvenuta la sconfitta del maligno, la sua vittoria tuttavia dev’essere liberamente accettata da ciascuno di noi, finché il male non sia completamente eliminato. La lotta contro il male richiede quindi impegno e continua vigilanza. La liberazione definitiva è intravista solo in una prospettiva escatologica (cfr Ap 21, 4).

    Al di là delle nostre fatiche e degli stessi nostri fallimenti rimane questa consolante parola di Cristo: “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33).
    (San Giovanni Paolo II - Udienza Generale , mercoledì, 18 agosto 1999)
    - ...La preghiera verso il Padre in nome di Gesù ci fa uscire da noi stessi. La preghiera che ci annoia è sempre dentro noi stessi, è come un pensiero che va e viene. Ma la vera preghiera, uscire da noi stessi verso il Padre in nome di Gesù, è un Esodo da noi stessi. Se noi non riusciamo a uscire da noi stessi verso il fratello bisognoso, verso l’ammalato, l’ignorante, il povero, lo sfruttato, se noi non riusciamo a fare questa uscita da noi stessi verso quelle piaghe non impareremo mai la libertà che ci porta nell’altra uscita da noi stessi verso le piaghe di Gesù. Ci sono due uscite da noi stessi: una verso le piaghe di Gesù, l’altra verso le piaghe dei nostri fratelli e sorelle. E questa è la strada che Gesù vuole nella nostra preghiera.
    (Papa Francesco Omelia Santa Marta, 11 maggio 2013)
    Lui prega per noi davanti al Padre. A me è sempre piaciuto, questo. Gesù, nella sua resurrezione, ha avuto un corpo bellissimo: le piaghe della flagellazione, delle spine, sono sparite, tutte. I lividi dei colpi, sono spariti. Ma Lui ha voluto avere sempre le piaghe, e le piaghe sono precisamente la sua preghiera di intercessione al Padre: ‘Ma … guarda … questo Ti chiede nel nome mio, guarda!’. Questa è la novità che Gesù ci dice. Ci dice questa novità: avere fiducia nella sua passione, avere fiducia nella sua vittoria sulla morte, avere fiducia nelle sue piaghe. Lui è il sacerdote e questo è il sacrificio: le sue piaghe. E questo ci da fiducia, eh? Ci da il coraggio di pregare”. ( Papa Francesco Santa Marta, 11 maggio 2013)

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    1. Possiamo dire che questo passo del Vangelo di Giovanni è la dichiarazione dell’ascesa al Padre. Il Padre sempre è stato presente nella vita di Gesù, e Gesù ne parlava. Gesù pregava il Padre. E tante volte, parlava del Padre che ha cura di noi, come ha cura degli uccelli, dei gigli del campo… Il Padre. E quando i discepoli gli chiesero di imparare a pregare, Gesù insegnò a pregare il Padre: «Padre nostro» (Mt 6,9). Sempre va [si rivolge] al Padre. Ma in questo passo è molto forte; e anche è come se aprisse le porte della onnipotenza della preghiera (…). Questa fiducia nel Padre, fiducia nel Padre che è capace di fare tutto. Questo coraggio di pregare, perché per pregare ci vuole coraggio! (…) Pregare è andare con Gesù al Padre che ti darà tutto. Coraggio nella preghiera, franchezza nella preghiera. (Francesco - Omelia Santa Marta, 10 maggio 2020)

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